Quel che spero di raccontare ai miei figli (C'era una volta)

Sai bambino mio, c'era una volta un uomo cattivo. Un uomo così cattivo, che pur avendo avuto la fiducia della sua gente, dei suoi parenti e dei suoi amici, passò tutta la vita ad arricchirsi sulle loro spalle. Diventò multimiliardario facendo questo e usò i soldi guadagnati non per il suo paese ma per altri luoghi lontani. Quest'uomo per circa mezzo secolo riuscì a impedire a tanti ragazzi di lavorare nel proprio paese o nelle sue vicinanze, obbligandoli a emigrare per cercar fortuna in posti avversi. Figurati che i pochi ragazzi e ragazze che volevano lavorare nel loro paese, lo dovevano fare nelle sue vigne o nei suoi campi, schiavizzati mentalmente, come può essere schiavizzato un laureato in matematica obbligato a fare le tabelline.

Quest'uomo cattivo riuscì a soggiogare i suoi paesani pur vivendo lontano.
Faceva credere a coloro che l'avevano fatto diventare loro capo, di essere loro amico,
di impegnarsi per loro e di fare qualsiasi cosa per loro.
Era però intelligente l'uomo cattivo, Era un grande attore e recitava un bruttissimo film,
e i suoi spettatori erano i suoi paesani, che poveracci in gran parte lo applaudivano.
Solo pochi non erano entusiasti delle sue prime.
Ma il grande attore, quando individuava le voci fuori dal coro le aggrediva subito,
e attraverso una fitta rete di maldicenze le colpiva tentando di zittirle.
Pensa bambino mio che l'uomo cattivo riuscì a tenere i suoi paesani in
una grande ignoranza. Figurati che quando si riuniva con i suoi sciagurati e ahimè
sventurati amici, non lo faceva sapere a nessuno, anche perché decideva sovente
di assumere al suo palazzo, assegnando quindi un posto sicuro, persone di altri paesi.
Per evitare che il suo paese diventasse autosufficiente,
che non dipendesse più da lui o dai suoi favori, cercò di impedire a tanta gente di creare
e procurare lavoro agli altri. (continua)

Tommaso Letref